Il termine sanscrito “sunyata” viene solitamente tradotto con “nulla” o“vacuità”.

L’uomo digiuno di competenze semantiche extra-occidentali è portato ad effettuare una elementare equivalenza tra il concetto di “sunyata” e quello di nulla come assenza di qualcosa, mancanza e privazione, tutto ciò in senso negativo .

Se assumiamo, come vogliono tanti pensatori fautori della universalità della semantica, l’equivalenza summenzionata, dobbiamo concludere che il pensiero indo-cinese nell’elevare la propria “torre di senso” proprio sulla nozione di “sunyata” abbia costruito una “cattedrale” del nichilismo. Una esaltazione del nulla come “mancanza di”.

Oggi, che sembriamo dimorare nell’epoca delle passioni “vuote”, sembra che il “nulla” abbia dispiegato il suo non senso mortifero.

Il testo integrale dal blog “Sentieri Erranti

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“Trenta raggi s’incontrano nel mozzo della ruota e in quel che è il suo vuoto sta l’uso del carro. Si tratta l’argilla e se ne foggia un vaso e in quel che è il suo vuoto sta l’uso del vaso. Si forano porte e finestre per fare una casa e in quel che è il suo vuoto sta l’uso della casa. Perciò dal pieno viene il possesso, dal vuoto viene l’utilità.”

Dao-de-jing, cap. XI

Sentieri Erranti