Non è passato molto tempo, forse nemmeno due anni, da quando ho avuto il piacere di conoscere e presentare per la prima volta Sergio Paoli ed il suo “Ladro di Sogni“. Questa fotografia ritrae quel piacevole incontro. In seguito Sergio ha accettato di presentare nella stessa libreria, “La Talpa” di Novara, anche il suo secondo romanzo Monza delle delizie. E’ stata una serata interessante, a cui si è aggiunta la presenza della giornalista Valentina Sarmenghi che ha poi pubblicato sul Corriere di Novara una sua intervista a Sergio, ma che purtroppo è stato impossibile recuperare on line. Se prima o poi il testo dovesse essere disponibile certamente aggiornerò questo stesso post. Qui sotto si legge, con un imperdonabile ritardo, la recensione che allora ne scrissi e che fu – al tempo – pubblicata su Il recensore.com

Monza delle delizie. Storia di poteri e malaffari (Frilli 2010) è il nuovo romanzo di Sergio Paoli, già autore lo scorso anno del fortunato Ladro di Sogni, edito sempre da Fratelli Frilli e interpretato dal medesimo protagonista: il simpatico, accattivante, timido, e dotato di molte altre qualità ben evidenziate nel testo, commissario Federico Marini.

E’ importante sottolineare questi aggettivi, ed è evidente che Paoli li individua in modo particolare, perché ci tiene a distinguerlo in modo esclusivo, a renderlo ’speciale’. Il suo non è un poliziotto come gli altri, è diverso, e in modo preciso, forte, fin dall’inizio e dalle sue dichiarazioni sulla ‘macelleria messicana’ della scuola Diaz di Genova che gli hanno interrotto per sempre la carriera, oltre ad inimicarsi tutti i superiori in grado.

Monza delle delizie si occupa di un tema quanto mai attuale e d’impatto: i rapporti tra impresa e criminalità organizzata. Sembrerebbe un saggio ed anche imponente: invece è un giallo poliziesco. Monza delle delizie è una forte presa di posizione critica nei confronti di quelle multinazionali oggi note come corporation, dei veri e propri stati indipendenti, spesso con un fatturato superiore al PIL di molte piccole nazioni. Il tema è quindi è estremamente attuale, soprattutto in un Italia che, negli ultimi anni a partire da Cirio e Parmalat, fino alla crisi delle grandi banche, ha visto e vede giornalmente quanto la velina posta tra industria, criminalità e politica è sottile.

Monza delle delizie, in realtà non è precisamente un nuovo romanzo, poiché l’autore ha sempre dichiarato che era stato iniziato prima di Ladro di Sogni, di cui oltre tutto – tecnicamente – è un prequel. Iniziato prima, poi sospeso e infine concluso a posteriori, Monza delle delizie è stato in sostanza scritto durante l’infinita tournee che ha portato Sergio Paoli a presentare il suo libro in centinaia e centinaia di piccole piazze, librerie, rassegne, a volte davanti a dieci persone e altre con molte centinaia.

Sergio Paoli in questi due anni sul web è diventato per molti il simbolo di come deve essere strutturata un’autopromozione seria ed efficace. Anobii, Facebook, il passaparola, le mailing list, i blog, un’intelligente e ragionata serie di rapporti interpersonali generati e coltivati: tutto ciò a portato ad un’ampia diffusione del suo romanzo, che – indipendentemente dalle vendite – è senz’altro uno dei noir di cui si è parlato – e quasi sempre bene – lo scorso anno. Monza delle delizie presumo che seguirà lo stesso tragitto del suo predecessore, anche alla luce di un probabile futuro terzo atto con lo stesso protagonista.

La scrittura di Paoli ha compiuto una precisa evoluzione rispetto all’opera precedente. Vi sono difatti delle differenze non indifferenti tra le due opere. In Monza delle delizie, soprattutto nella prima parte, vi è una padronanza della narrazione assolutamente di prim’ordine. Le critiche di eccessiva partigianeria rivolte a Paoli da molti lettori che non condividono le sue idee politiche perdono completamente valore di fronte alla scrittura di Monza delle delizie. Ovvero, se di Ladro di Sogni si poteva dire (poi si potrebbe discutere, ma la cosa era sensata) che la narrazione risentiva del desiderio dell’autore di far transitare un ben preciso messaggio politico, certamente questo non si può dire di questo nuovo scritto. La narrazione è sciolta ed assolutamente slegata dal contenuto, pur restando netto e preciso ciò che Paoli vuol dirci circa il mondo in cui viviamo. Chiaro che tutto ciò deriva dall’esperienza, e quindi non possiamo che essere lieti di questo passaggio nel vissuto di Sergio Paoli. In sintesi quell’essere monocorde, quel basso continuo, che accompagnava la storia di Ladro di Sogni, è scomparso, e la musica è decisamente più orchestrale. Nel proseguo della storia, quando sempre più l’aspetto dell’indagine poliziesca in senso stretto prende il sopravvento la scrittura si tende, perdendo quella musicalità che è propria della prima parte per diventare invece più thriller, forse più vicino agli standard americani, più simile – in un certo senso – ad un giallo poliziesco puro: qui servono le prove, gli indizi, gli appostamenti, i testimoni. Senza assumere i connotati del legal thriller la narrazione quindi cambia, e così il ritmo sottostante.

Per concludere, Monza delle delizie è un romanzo che segna una netta crescita tecnica e professionale di Sergio Paoli, pur restando un’opera evidentemente ancora di transizione. Aspettiamo Sergio Paoli alla prossima prova, curiosi di quali nemici affronterà questa volta il commissario Marini.

Pubblicata su Il recensore.com

Ed eccoci qui durante questa seconda presentazione !

Annunci

Non è un trattato sugli insettivori, bensì l’incontro che io e Sergio abbiamo avuto alla Libreria La Talpa di Novara per parlare del suo libro, Ladro di Sogni, e l’ottima cena innaffiata di bonarda che ne è seguita, dove ci ha tenuto compagnia Francesca. La chiacchierata con Sergio è stata piacevole ed interessante: Sergio è un uomo che crede in ciò che scrive e di conseguenza è capace di seguire un dibattito anche se non preindirizzato sui canali selle classiche presentazioni. Questo ci ha permesso di allontanarci dal contesto principale del libro, e di parlare di letteratura (del NIE), della situazione del nostro (martoriato) paese, del ruolo degli scrittori e degli intellettuali, dei conflitti presenti tra e con le cosidette forze dell’ordine. Gli ospiti erano decisamente coinvolti, e nei giorni seguenti sia io che Paolo abbiamo ricevuto più di un commento positivo alla serata. Le solite disgraziate questioni di tempo mi hanno impedito di postare queste note fino ad oggi, quando l’incontro è avvenuto il giorno 24 giugno. La recensione che segue è stata pubblicata su Il recensore.

“Ladro di sogni”: una Milano di periferia e di degrado

Sergio Paoli è al suo primo romanzo propriamente detto, ed alla seconda prova come narratore, dopo l’antologia di racconti Rumori di fondo. Ha 45 anni e può vantarsi di essere stato definito da Giancarlo de Cataldo come “una rivelazione nel panorama del miglior thriller italiano“. Ladro di sogni (Frilli, 2008) è un noir, o meglio, un poliziesco, di quelli che, quando arrivi alla fine, ti ritrovi a rileggere l’inizio, borbottando che allora adesso si capisce perché quell’inizio, e poi quella parte di storia che è lasciata in sospeso.
Ecco, poi i fili si riannodano: tutto torna. O meglio, la storia, la narrazione torna, ma certo non è piacevole l’umore che lascia. Perché Ladro di sogni non è certo un libro per anime belle, non le manda certo a dire, a cominciare dalla citazione pasoliniana in apertura, “io so …” .
Senza dubbio l’ambientazione è il primo elemento che l’autore vuole sottoporre alla nostra attenzione. La periferia milanese, degradata e marginale, tra rom e naziskin, poliziotti e operatori della Caritas. E’ su questo sfondo che si muove il commissario Marini, personaggio ed ‘eroe’ della storia che Sergio Paoli ci racconta. Marini è un poliziotto idealista, allontanato da ogni incarico di vera responsabilità e disprezzato dai colleghi, in seguito alle dichiarazioni che ha rilasciato dopo la mattanza di Genova nel 2001.
Escluso dallo spirito di corpo, Marini si ritrova solo ad affrontare un caso in cui lui potrebbe diventare il capro espiatorio, quello a cui far pagare un insuccesso. Ciò non accade, ed il nostro eroe riesce a schivare la trappola tesagli dai superiori politicamente influenzati, ed in tutto ciò riesce anche a trovare qualcosa che potrebbe diventare un amore. Un successo su tutti i fronti? Certo non è una sconfitta, ed è certo che Sergio Paoli vuole a tutti i costi filtrare un messaggio positivo, di speranza, uno spiraglio di luce tra le nubi.
Altrettanto certo però è che il cielo appare tutt’altro che limpido: vittime che diventano carnefici, vittime che sono e sempre rimarranno tali, la completa assenza di valori civici e sociali dimostrata da quello che una volta si chiamava ‘popolo’, sono elementi di un orizzonte di inevitabile dolore e decadenza, che Paoli non ci illude di poter cambiare attraverso l’impegno o la partecipazione, anche se sono valori che vengono platealmente sottolineati positivamente.
Paoli, nel seguire il comandamento pasoliniano, non vuole certo rimanere sul vago, e fa nomi e cognomi, attaccando direttamente la componente politica, e soprattutto quel fango emotivo, quel torbido in cui lasciamo colpevolmente che la nostra società sguazzi, ed in cui pescano fascismo e xenofobia, espressamente indicati come i colpevoli della realtà in cui ci troviamo a vivere.
L’altro aspetto del romanzo che, forse anche qui inseguendo un percorso pasoliniano, sottolinea delle prese di posizione decise e controcorrente è quello della pedofilia. Così come è senza appello la condanna di fascismo e xenofobia, così la pedofilia viene strappata dal ruolo infamante della cronaca quotidiana per ritornare ad essere ciò che è: una malattia, dove il pedofilo è la prima vittima. Difatti la catena delle morti segue questa spirale di inevitabilità, poiché nata nell’infanzia, nel passato remoto, in un trauma infantile, in un educazione sbagliata e repressiva.
Marini comprende, e umanamente capisce, soprattutto se e quando si vuole fare del pedofilo malato il responsabile anche di ciò che non ha commesso. Siamo sempre nel fango in cui sguazziamo, ma se sul piano politico riconosco un idealismo dell’autore che ancora è riscontrabile, esiste, e fa parte della quotidiana lotta politica di questa italia minuscola, a proposito della lotta alla pedofilia non posso che ammirare il coraggio dimostrato dall’autore nel sostenere posizioni che oggi solo una percentuale minima della popolazione potrebbero dire di condividere.
A questo punto aspettiamo Sergio Paoli alla prossima prova narrativa, con o senza il commissario Marini (che potrebbe diventare un bel personaggio seriale), dove vedremo se il sacro fuoco dell’agone sociale continuerà ad ardere con il vigore qui mostrato o se invece il proseguo della narrazione lo porterà verso lidi meno diretti.
.