Qualche giorno fa ho partecipato a un concerto di Elio e le Storie Tese. Il concerto non era a Milano, Roma o in una grande metropoli, bensì in un piccolo paese di montagna. Il palazzetto era pieno di fan entusiasti, che per tutto il concerto hanno cantato, ballato e osannato Elio, Sergio e gli altri della band.
Essendo milanese conosco Elio e Sergio (Conforti) sin dalla seconda metà degli anni 70, quando iniziavano i primi concerti, e poi li ho seguiti per tutti gli anni ottanta, il loro periodo da garage band, quando spopolavano sul territorio. Dopo la svolta sanremese li ho persi di vista, ma non in modo critico, semplicemente perché la vita è così. Oggi ritrovo una band eccellente, tra le migliori che abbia mai visto live, e un gruppo di una serietà e profondità ineguagliata in Italia.
La musica di EELST difatti è tutt’altro che facile. Nonostante i testi all’apparenza easy, in realtà sia linguisticamente che nella struttura musicale, il lavoro del gruppo è estremamente sofisticato. Da un punto di vista testuale, nel lavoro di Elio si ritrova tutta la scuola del teatro dell’assurdo e del non sense di Ionesco e Cocteau, oltre che Artaud. Beckett è sicuramente un punto di riferimento indispensabile, ma si può e deve ritornare poi principalmente su Dada (Tzara e Picabia), e sul surrealismo (Breton, Eluard). Musicalmente inoltre i nostri si dimostrano essere all’altezza dei loro alter-ego, le Mothers of inventions di Frank Zappa, cui rendono omaggio dichiarato, ma in realtà i riferimenti nel testo sonoro sono continui, da Hendrix ai Beatles, dagli Stones ai Led Zeppelin, dal folk anglosassone ai ritmi africani e sudamericani.
Insomma un citazionismo alla Tarantino? No ben altro. Come in Zappa, vi è ben più di una semplice dichiarazione d’amore, ma una critica strutturale allo showbiz, che porta costantemente ai vertici una musica che non è nulla di più di uno schema facilmente reinterpretabile. Elio, come Zappa, ci mostra costantemente come loro siano in grado i rifare qualsiasi genere, in qualsiasi conteso, e di farlo meglio. Country, rock hard, pop, easy listening, folk, jazz, ogni formula viene espropriato del suo valore, scorticato e riprodotto con schemi che già erano degli Area (ricordo Il massacro di Brandeburgo in Sol Maggiore, su Maledetti), ma innestati su performance linguistiche da brivido.
Lo showbiz, lo spettacolo come forma sociale a la Debord, è ciò che svuota di realtà ogni cosa. Ogni sentimento, passione, impeto, messo sotto i riflettori si svuota: diventa pura immagine, ossessione, reiterazione illusoria della sua possibilità. Ciò che davvero è importante, ciò che davvero conta, ci dice Elio, non è qui. Questo – come Hollywood babilonia – è il luogo deputato della finzione, della magnifica ossessione, dove tutto perde la sua determinazione di realtà, per trascendere nella produzione d’immaginario e desiderio. Produzione che oggi è totalmente serializzata e riproducibile. Come FB è il luogo dell’onanismo e dell’esibizionismo, così lo showbiz musicale diventa veicolo per i sani sentimenti – cuore / amore – trasformandoli in dispositivi del capitalismo avanzato.
La catarsi esasperata della pop music, disvelata da Elio, si trasforma nella great R&R; swindle. Elio non lo dirà mai esplicitamente, perché delle cose del tempio non si può parlare nel mercato, ma la cruda visione colta dallo sguardo disincantato è evidente: è tutto falso. Orson Wells lo aveva ben cercato di mostrare, così come Fassbinder.
Ciò che conta non è qui, non è sul palco, non è in rete, non è sullo schermo. Questa è la grande illusione, la finzione che sostituisce la realtà insopportabile. La vita è nella realtà quotidiana, nel lavoro, nei corpi, negli affetti. Il resto, e lo dice Keith Richards, it’s only R&R.; Ovvero nulla di serio.
E’ ovvio che l’immaginario ed il desiderio sono parte integrante della vita, e che non sarebbe pensabile una vita altrimenti, ma Elio ci impone una riduzione del loro peso. L’arte è il veicolo usato dalle passioni per mostrarsi, ed elevarsi, ma quando – ci dice Elio – questo è compiuto a discapito del principio di realtà, e soprattutto quando viene svolto in un luogo non deputato, e con modalità ancor meno adeguate, non può che portare in una direzione confusa ed alienante. Ciò può essere detto di ogni forma d’arte: la letteratura in rete ne è un esempio. La musica su un palcoscenico un altro. Non la musica in se, certamente, ma l’arte quando esce dalla sfera della comunità, della proprietà pubblica in quanto bene comune, condiviso, per diventare oggetto del mercato, con un costo.
Elio mostra lo straniamento del senso e del valore nell’arte contemporanea, e ci indica la via per riportare l’arte nella vita. Cosa si potrebbe chiedere di più ad un artista? Una grande lezione.

Pubblicato su Bravonline !

Annunci