Fermate le macchine e toglietevi il cappello. Siamo in presenza dei pezzi da novanta. La produzione di “Habemus Fantomas” (Edizioni BD, 2008) vede scendere in campo alcuni tra i più titolati interpreti del noir e delle nuvole parlanti oggi in Italia. In primis l’autore dei testi, Luigi Bernardi: editore, consulente editoriale, traduttore, una cultura immensa nel campo del fumetto, del noir, della letteratura di genere, ed una capacità di costruire nuovi progetti veramente incredibile.
Inoltre è autore lui stesso: romanzi, fumetti, pieces teatrali, sceneggiature, etc. Se dovessi solo elencare la sua biobibliografia andrei ben oltre le dimensioni di una normale recensione, rimando quindi al suo sito per una trattazione più completa.

Stesso curricola ineccepibile per il disegnatore Onofrio Catacchio. Catacchio si fa le ossa su decine di pubblicazioni: Nathan Never, Frigidaire, Nova Express, Il Manifesto. A partire dalle esperienze di Magnus e Pazienza (imprescindibili punti fermi) Catacchio procede oltre, come dice nella prefazione l’editor in chief di BD, Tito Faraci e reinventa il fumetto d’autore. Anche per lui vale lo stesso discorso di Bernardi: rimando alla rete per un approfondimento degno.

Veniamo al testo che oggi ci propongono questi due giganti: “Habemus Fantomas“. E’ il primo elemento di una trilogia, intitolata “Non temerai altro male” e che è quasi pronto il secondo atto, “Delenda Fantomas“. L’opera rivisita la famosa figura di ladro e ‘genio del male’ che fu il Fantomas personaggio letterario di inizio secolo. Qui erano già presenti tutte le caratteristiche tipiche: imprendibilità, intelligenza diabolica, un organizzazione criminale alle spalle infallibile. Luigi Bernardi nel 2001 aveva tradotto l’unica edizione integrale italiana del primo volume della serie originale francese. Ne esistono altri 32 scritti dalla coppia Marcel Allain e Pierre Souvestre, gli autori originali, più 11 scritti dal solo Allain dopo la scomparsa del coautore. Fantomas è alla base della creazione di molti altri criminali storici, a partire da Diabolik.

Con quest’opera però Bernardi e Catacchio vanno oltre quella che è la genealogia del personaggio, impiantandoci – come degli innesti – rimandi al presente, continue proiezioni nel futuro. Il principio è di non fare della pura rievocazione, ma di sfruttare le potenzialità narrative del personaggio per creare qualcosa che vada – appunto – oltre, un Fantomas odierno, ritrovato nel presente. Di conseguenza anche la concezione etica è adeguata al tempo. Se il Fantomas del 1911 è assimilabile ad Arsenio Lupin, un ladro quindi con un etica molto precisa, se ancora Diabolik aveva comunque un forte senso della giustizia, per quanto personalizzato, la morale nel Fantomas di Bernardi e Catacchio scompare di fronte al puro senso dell’utile.

Gli uomini dell’organizzazione, Fantomas stesso, chiunque è sacrificabile di fronte al bene comune, all’utile che se ne può ricavare. Ciò non va letto solo in termini economici, per quanto questi siano importanti nella logica di Fantomas, ma soprattutto in vista di un aumento del livello di controllo e di gestione del potere nel mondo. Quella di Fantomas è assolutamente una logica di potere, in un certo senso si potrebbe dire che agisce come una multinazionale, una corporation.

Fantomas è quindi l’incarnazione del male, una specie di Anticristo, e il suo mostrare la realtà per ciò che è nella sua totale crudità, evirando qualsiasi tipo di speranza è l’obiettivo tutt’altro che velato degli autori. Bernardi dice, a proposito dell’idea del male: “Il male è il sentirsi diversi rispetto al senso comune, l’idea della ribellione. L’ipocrisia ci spinge a cercare il bene, non lo troviamo perché il bene si condisce via via di armamentario etico che lo allontana sempre più dalla nostra quotidianità. Il male supera le istanze etiche, ci mostra il mondo così com’è, come qualcosa con il quale fare i conti. I surrealisti, e il marchese De Sade prima di loro, sostenevano che il male della società si poteva combattere solo attraverso un male superiore: una catena di mali in crescendo, uno peggio dell’altro. Il male che racconto, il male di Fantomas è lo schiaffone definitivo, che risveglia ciò che è rimasto di risvegliabile. Niente è più affascinante dello schiaffone definitivo, del ribaltamento delle prospettive, del chiedere al male quella felicità che il bene non è stato capace di offrire, se non come ipotesi ultraterrena“.

recensione pubblicata su “Il recensore

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