Inner space #6

06/04/2010

Come una brace ardente
ingoiata, buca lo stomaco.
Come catene strette
segnano, polsi e caviglie.
Come il respiro troncato
di chi ansima, senz’aria.
Come uno sparo, preciso
mozza la vita.
Come una mano recisa
fantasma che cerchi di usare.
Come il buio negli occhi
ed il ricordo dei colori.
Come l’eco del silenzio
ed il ricordo dei suoni.

un pensiero, nemmeno
un tarlo, un rombo
un gesso che stride
l’apparente serenità

questo è l’amore che manca
questo è l’attesa inutile
questo è il vuoto che stringe

I demoni, che scacci col forcone
rimangono discorsi in sospeso
per qualcuno, appeso qui fuori

La brace arde, il respiro si ferma
cinghie che stringono, tendini sfibrati
ancora – solo – rimane il silenzio.

Se fossi diverso, se fossi.
Con le braci, le catene ed il respiro mozzato
Io non dormo, rimango fermo.

16 aprile

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