“Lo stagno delle Gambusie”: una parabola del nostro tempo

26/02/2010

E’ veramente complesso scrivere di un’opera come “Lo stagno delle Gambusie” (Meridiano Zero, 2009) dell’esordiente padovano Enrico Unterholzner. La difficoltà non sta tanto nella laboriosità della trama, nell’essere arduo dell’argomento, nel linguaggio ardito, bensì nella sua anomalia, nel suo essere essenzialmente e radicalmente altro. Il libro si distingue infatti in modo totale da ciò che siamo abituati a leggere, dalla quotidiana letteratura italiana.

Personalmente vedo i suoi precursori ideali in alcune forme narrative, ma ancora di più in alcuni singoli racconti. Penso a “La Ronde” di Arthur Schnitzler, da cui il meraviglioso film di Max Ophuls, penso a certo Canetti minore, nei passaggi dei suoi infiniti appunti sul mondo, a Stefan Zweig, forse a Thomas Bernhard. “Lo stagno delle Gambusie” però si rifà ad una tradizione in realtà molto più antica, quella della parabola.

Le parabole non sono mai state delle narrazioni simboliche, nel senso metaforico, bensì delle allegorie. Difatti attraverso la sequenza di eventi che occorrono ad uno o più individui si estrapola una norma od una regola generale, solitamente un principio etico. E’ fondamentale distinguere il procedimento dalla metafora perché la metafora prevede una similitudine tra le parti in causa, mentre l’allegoria non lo richiede. E’ l’autore del testo, della parabola, che assimila le parti, ma in modo arbitrario, creativo. Così accade a Geremia, il personaggio del romanzo. Quella di Geremia è un’allegoria demiurgica, e difatti lui costruisce una rete di elementi che definiscono un mondo, un insieme di relazioni, di cui lui è il deus ex machina, il motore immobile. Difatti lui stesso dice che “gli dei non creano il mondo, lo immaginano“. Geremia, dio minuscolo, costruisce il suo mondo immaginario, ovviamente a sua immagine e somiglianza. La storia di Geremia difatti è una parabola perché ha una morale, che viene identificata nella sua hybris tragica, che lo porta ad un destino ineluttabile.

Un ulteriore elemento che identifica la vita di Geremia è l’estrema ritualità. Come in ogni religione anche nella vita di Geremia esiste una serie di comportamenti prestabiliti da cui non si può sfuggire, alcuni anche estremamente pericolosi, ovviamente secondo la sua visione. Tra questi si può ritrovare il passeggiare lungo certi viali particolari, incontrare una mamma, oppure la collega di ufficio. Eventi che possono cambiare in modo radicale la percezione del mondo di Geremia. Questo ad esempio succede in modo decisivo a causa di un elemento apparentemente insignificante: un pelo di gatto, che nella cosmologia allegorica di Geremia assume su di se una serie di collegamenti che lo porteranno fino alla drammatica conclusione.

Lo stagno delle Gambusie” quindi è un libro che è fondamentale leggere – anche perché immagino abbiate percepito la difficoltà del critico nel presentarlo. Sicuramente può essere interpretato in molteplici modi, ed io ho accennato solo ad uno di questi. Penso però che se ognuno di noi fa suo il tentativo di aprirsi alla sensibilità particolare di Geremia, dovrebbe riuscire a coglierne la dolcezza, e la grande solitudine della sua vita.

Pubblicata su Il recensore

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