Luca Rinarelli: Torino, una città ed un killer.

21/08/2009

Luca Rinarelli vive a Torino, sua città d’adozione. Laureato in scienze politiche. Ha pubblicato due reportage fotografici. Lavora con un associazione che si occupa di persone senza fissa dimora. “In Perfetto Orario” è il suo primo romanzo.
Torino è una città che permette molti approcci diversi. E’ ben noto quello dell’immigrato meridionale, delineato dalla sociologia sotto l’etichetta ‘questione meridionale’. E’ arrivato dalla Calabria o dalla Puglia, con la proverbiale valigia di cartone, negli anni del cosiddetto boom economico, raccontato in tanti film e libri che hanno fatto la storia della cultura italiana. E’ la Torino di quello stesso immigrato che – tornato a casa – chiama i piemontesi “savoia”, memore di un’occupazione di molti anni precedente, e per molti tutt’ora in corso. Torino è la città della FIAT, e dell’immenso indotto, dove ogni famiglia, in un modo o nell’altro necessita del colosso dell’auto. Torino è oggi una città nodo dell’immigrazione clandestina, dove arrivano i TIR dal nord Europa, via Monte Bianco, e quelli del mediterraneo via Genova. Torino è anche una città ancora magica, memore di tante narrazioni che circondano la sua storia più antica. Torino è anche una delle capitali d’Italia, forse quella più simbolica, quella da cui è partito il moto – sia politico che ideale – che ha portato alla creazione dello stato italiano. In questo senso è anche la città che, più di tante altre, ha nel DNA la spinta simbolica necessaria per costruire una nuova fondazione, una nuova unità. Luca Rinarelli oggi ci racconta di una Torino che non ha nulla da invidiare alla Marsiglia di Izzo, o alla Parigi di Maigret, ed in generale alle città diventate simbolo di particolari comportamenti o modus operandi della malavita. “In perfetto orario “ si svolge quasi integralmente a Torino, a parte un intervallo genovese ed uno sul lago d’Orta, e parla di una città completamente in ristrutturazione per l’organizzazione dei giochi olimpici invernali. In realtà questa condizione assume per Torino un senso di eternità, come se il tentativo di riorganizzare la società multiculturale sulle rovine della modernità frantumata (sia socialmente che architettonicamente), fosse il veicolo attraverso cui ricercare un senso all’operazione della ricostruzione architettonica. Irina, Werner, Giulia, Alexeij, Salvatore, Andrea, Gian, sono tutti i personaggi di questo sottobosco di inventori, dove ognuno cerca di recuperare sufficiente talento per riuscire a sopravvivere più o meno adeguatamente nel suo ruolo. In realtà alcuni non arriveranno alla fine del libro, dimostrando di non essere all’altezza del livello dello scontro sociale, ed altri pagheranno salato il conto del ristorante. Certo chi – almeno in apparenza – ottiene risultati migliori è Werner, il killer, ma il suo stile di vita, certo il meglio pagato ed il più specializzato, in nessun momento del racconto assume un ruolo eticamente più preciso o politicamente più definito, rispetto agli altri personaggi del romanzo. Rinarelli in nessun momento approva, ne condanna, il lavoro che si è scelto. Werner non ha fatto altro che sfruttare un’opportunità offerta dal mercato, una nicchia ecologica in cui crescere. Werner però rimane, fin dall’inizio, un disperato come gli altri, che riesce a nascondere dietro ad una migliore condizione economica la fragilità della sua condizione. Difatti il suo precario equilibrio interiore esplode passo dopo passo durante lo svolgersi degli eventi, pressato dai suoi sentimenti e dall’educazione rigorosa da ex soldato della DDR. Attraverso questi personaggi, che sono molto ben delineati dall’ottima scrittura dell’autore, Rinarelli ci racconta comunque una storia estremamente delicata, dove le percezioni e le emozioni dei soggetti sono al centro della narrazione, e mai si muta in una storia pulp, mentre invece è il giallo di formazione più legato ad una scuola di stampo europeo, senza però mai essere didascalici, il modello di riferimento a cui si ispira. E’ importante sottolineare l’assenza di un messaggio ideologico perché è evidentemente un valore importante per l’autore: persino i poliziotti, sono – nonostante tutto – comprensibili. Per concludere, un esordio assolutamente all’altezza per Luca Rinarelli, che attendiamo alla prova del secondo romanzo.

Recensione pubblicata su Il Recensore.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: