“L’orda”, di Gian Antonio Stella

15/06/2009


Questo non è un libro nuovo, anzi è un testo che ormai ha sette anni, poiché la prima pubblicazione è del 2002. Ma è come se fosse stato scritto stamattina, quanto le problematiche poste sul tavolo allora sono diventate oggi pane quotidiano. Sull’onda del grande successo ottenuto da questa ricerca, e dal di poco precedente Odissee, è stato messo in scena uno spettacolo teatrale, portato in tournée dalla compagnia di Gualtiero Bertelli, sono nati gruppi di ricerca, altri libri, ed anche siti internet, tra cui il fondamentale Orda.it. D’altronde, il libro è assolutamente eccezionale, una ricerca – in quel momento – unica nel suo genere, per profondità e spessore scientifico, per umanità e capacità artistica. Oggi l’encomiabile lavoro di ricerca compiuto da Gian Antonio Stella ha trovato discepoli e continuatori in altri giornalisti, come Fabrizio Gatti, Stefano Liberti e Giovanni Maria Bellu, ma allora era unico, testimone solitario di una indecente ingiustizia. Centinaia e centinaia di esempi, di racconti, di fatti, a testimonianza del nostro passato perduto. Un dato su tutti (che toglie il fiato): tra il 1870 ed il 1970, l’emigrazione esterna (quindi escludendo quella che ha portato milioni di italiani dal sud al nord Italia) ha coinvolto 27 milioni di persone. Vuol dire in sostanza che ognuno di noi ha un nonno, un padre, uno zio, partito per ‘Merica, o ‘Stralia, per la terra promessa. E’ spaventoso come tutto questo oggi sia stato rimosso dalla memoria collettiva: nessuno ne parla. Forse per paura di scoprire che eravamo molto peggio degli africani o degli albanesi che oggi vivono tra noi. Quasi trenta milioni di Italiani erano considerati la feccia dell’umanità: in America per molto tempo sono stati completamente assimilati ai neri, in termini di diritti, ed in Svizzera ancora trent’anni fa le discriminazioni nei nostri confronti erano pesantissime («Ingresso vietato agli arabi ed agli italiani» dicevano i cartelli sui negozi di Zurigo, Berna e Ginevra). Non senza ragioni: le comprensibili rimostranze per una innegabile piccola delinquenza straniera oggi in Italia, erano decisamente più accentuate nei confronti di noi Italiani che moltiplicavamo per cento il livello di violenza. La percentuale di omicidi pro capite in Italia nel 1861 era 120 volte quella odierna. Siamo stati omicidi, papponi, magnaccia, ladri, farabutti, pedofili, venditori dei nostri figli e delle nostre mogli: insomma, esseri umani, nel bene e nel male, e questo ha portato nella storia a feroci rappresaglie nei nostri confronti. Certo non giustificate, ma storicamente comprensibili. Ma soprattutto che servono a rileggere con una luce differente ciò che succede oggi in Italia. Un libro da leggere nelle scuole, da regalare ai figli, ed ai loro amici, ma fondamentale anche per chi ha già una certa maturità (o almeno ritiene di averla). Un libro che soprattutto riscrive la nostra storia. Raramente si incontrano testi così importanti, così densi di realtà: un vero mondo nuovo si apre dalla lettura di questo testo, un pezzo della nostra storia che è stato, e volutamente, censurato dalla storiografia ufficiale.

Pubblicato su Tra gli Scaffali.

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