Luca Fezzi: “Il tribuno Clodio”

30/05/2009



E’ proprio vero che la fretta è cattiva consigliera. Sono mesi che questo libro staziona sulla mia scrivania, aspettando che l’incalzare di temi apparentemente più urgenti lasci spazio ad un saggio di storia romana. Sottile illusione, mai e poi mai il tempo si presenta di sua iniziativa: devi sempre incalzarlo, e conquistare minuto su minuto ! e così anche questo bellissimo libro è finito nelle ore notturne, nel silenzio delle stelle e del vento. E non poteva meritarsi di meglio, perché Luca Fezzi, dottore in Storia Antica alla Scuola Normale di Pisa si dimostra – oltre che valente storico – grande narratore (si vedano ad esempio i tanti commenti positivi su Anobii). Il tema – ad un primo sguardo – non è certo dei più accessibili, soprattutto a chi non ha una passione speciale per la storia romana. Il tribuno Clodio del titolo è Publio Clodio Pulcro, figura centrale nella Roma degli anni della tarda Repubblica, vive la stessa città di Cesare e di Cicerone, e per molto tempo fu al centro della lotta politica. Clodio (93-52 a.C.) nasce nobile, ma nel 60 a.C. abiura le proprie origini patrizie divenendo plebeo; due anni dopo si fa eleggere tribuno e inizia una rapida ascesa politica. Sin dagli inizi della carriera politica si rende protagonista di gravi scandali, uscendone comunque indenne, se non addirittura dopo averne tratto vantaggio. “Spregiudicato e audace, gestisce un potere inedito e lo fa in modo particolarmente radicale e violento: combatte i suoi nemici con le bande armate di piazza, si assicura l’impunità grazie alla connivenza dei triumviri, Cesare, Pompeo e Grasso” (dalla presentazione Laterza). Un politico di razza, insomma, un Machiavelli ante litteram, che “blinda il proprio successo popolare a colpi di demagogia”. Clodio morirà giovane, per mano dei sicari dell’avversario Milone, a pochi giorni dalle elezioni alla carica di pretore. L’autore – come dicevo – si dimostra un ottimo narratore, e difatti la vicenda è assolutamente appassionante, il libro vola – letteralmente – in poche ore, ed il lettore è totalmente coinvolto nelle drammatiche vicende che caratterizzano la feroce lotta per il potere a Roma. Luca Fezzi, oltre che una grande dimostrazione di amore per la cultura tout court e per il suo mestiere in particolare, mi pare si sbilanci anche a lanciare messaggi indiretti al lettore contemporaneo, dove nel tasto traspare il confronto –scorretto ma inevitabile – tra la vita politica della Roma repubblicana e quella odierna, soprattutto attraverso la disamina puntuale delle molteplici istituzioni romane. “Roma poteva essere blandita e conquistata soltanto attraverso l’impegno politico”, dice fin dall’inizio, e Clodio impersona questo imperativo, utilizzando a questo fine tutti i mezzi. Oggi non siamo molto lontani da quella democrazia in piena crisi. Forse ripensare i fattori che hanno portato al tramonto della Repubblica Romana e della sua grande civiltà politica potrebbe essere un utile esercizio per comprendere la fine (ed il futuro) della nostra democrazia.

pubblicato su Periodicoitaliano.info

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