X-Man: The origins. Wolverine

08/05/2009


Il 29 Aprile è uscito nelle sale il nuovo capitolo della saga mutante della Marvel. Dopo svariati trailer, anticipazioni ed indiscrezioni trapelate che hanno invaso la rete, le caselle postali ed i profili Facebook degli appassionati dell’artigliato personaggio, finalmente abbiamo potuto vedere sul grande schermo (e non più solo in file piratati dall’orribile qualità) il nostro beniamino. Wolverine è senza dubbio uno dei personaggi più amati dai supereroici lettori, e penso vinca la palma d’oro per il più problematico. E questo diventa il nodo del film: Wolvie è un essere travolto e lacerato dalla sua duplice anima (se così si può dire): uomo ed animale, uomo e mutante. Questa schizofrenia è il suo leit motiv, il suo character, senza il quale si estingue. La sua lotta interiore per conservare i valori identificativi della sua umanità, pur riconoscendo come parte di se sia la bestia che il mutante (potremmo con Nietzsche dire che l’uomo è un ponte tra la bestia ed il superuomo), è un’epica e tragica dimensione che lo avvolge sin dalla nascita. Ed è proprio dalla nascita, quella nascita che i lettori della carta stampata conoscono da non molto rispetto alla vita letteraria del personaggio, che il film prende il via, da un mortale equivoco, quale forse è tutta la vita del nostro, e da un incestuoso rapporto sadomasochistico con un fratello (Victor Creed) che rimarrà per sempre la sua nemesi. L’inizio – cinematograficamente parlando – è molto promettente, e nella prima parte del film, finchè non si consuma la tragedia interiore (o la commedia degli equivoci, verrebbe da dire, vista la sequenza di scatole cinesi in cui si dipana il film) tiene bene, sia il ritmo che – soprattutto – la profondità dell’analisi sul personaggio. Purtroppo nella parte centrale si decade in una specie di Mission Impossible alla ennesima potenza, dove vengono rispettati tutti i clichè dell’action movie: fuga in moto, scontro con l’elicottero nemico, etc. Sicuramente il finale evita l’insufficienza: il tema dell’inganno (della vita intera come inganno: il mondo è uno scherzo di un dio maligno) si dipana in tutta la sua filmica potenza e trasmuta i corpi e le menti dei personaggi in un finale che atterra in almeno cinque direzioni diverse (Wolverine, Creed, Deadhpool, Gambit, Scott con Xavier e gli X-Man). Purtroppo mancano completamente la parte giapponese della vita di Wolverine (se non in un piccolo cameo dopo i titoli di coda: aspettatte che finiscano completamente prima di uscire dalla sala !), e peccato per un eccesso di action. Il film aveva tutte le carte in regola per essere un opera definitiva sulla mutagenità, vicino (udite udite) a certi aspetti di Cronemberg, ma regala troppo al mercato. Speriamo in un extended version su DVD.

Pubblicato su “Periodico Italiano” e su “Cinemonitor – OsservatorioCinema

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