A Roberto Saviano, dopo la serata con Fabio Fazio

28/03/2009

Ciao Roberto. Non ho mai avuto il cuore (il coraggio) di contattarti, fin’ora. Spaventato, forse, dalla tragedia che quotidianamente incarni, mentre noi – persi nella nebbia che ottenebra i sensi – continuiamo a camminare ciechi. Ieri ti ho visto da Fazio, nella lectio magistralis (perchè di quello si trattava) che hai tenuto nello studio televisivo. Finalmente ho visto scomparire dalla faccia di Fabio Fazio quel sorriso buonista che sempre pervade la sua trasmissione, indipendentemente dall’argomento. Ma restiamo a te. Ti devo ringraziare, dal profondo, come ha fatto David Grossmann, ti devo ringraziare perché hai dato un’ora d’aria alla mia emotività: ho pianto, riso, ma soprattutto ti ho profondamente amato. Hai rivendicato il tuo essere icona, il tuo voler essere mediaticamente esposto, per raggiungere il maggior numero di anime possibile, per diventare carne sacrificale, vittima dell’eucarestia cannibale dei discepoli/lettori. Hai riempito uno schermo troppo spesso insensatamente vuoto, con il tuo surplus di valore e di esistenza. E’ difficile parlare qui – su FB – di ciò che tu hai narrato: perchè il mezzo stride – dolorosamente – con il senso. Dovrei parlare della necessaria separazione tra pubblico e privato, di cui tu soffri la scomparsa, proprio perchè eroe mediatico. Differenza che nemmeno qui c’è più: tutto è esposto, tutto è oscenamente esposto, alla pubblica gogna, ed al pubblico ludibrio.
Mantenere il proprio onore interiore è difficile nell’era dell’oscenità informatica. Ma ancora di più lo è vivere la stella danzante della propria tragica sorte, immergendosi fino in fondo nelle acque annichilenti della trasformazione mediatica, ed in più (incredibile forza) dandogli senso e verità. Hai parlato dei bambini, dell’orrore a cui devono assistere ogni giorno. Sempre ieri, per radio, ho ascoltato una annichilente intervista ad Antonio Scurati, tuo collega scrittore e giornalista, che – neanche volerlo … – affrontava lo stesso tema: l’esposizione dei bambini, le radiazioni di dolore a cui sono sottoposti giornalmente. Ebbene Scurati denunciava con parole pesanti la nostra – in quanto adulti – incapacità di difenderli, poichè noi stessi vittime dello stesso espianto emotivo, e denunciava il nostro – in un certo senso – nasconderci – dietro alla metafora della pedofilia, proprio perchè non accettiamo la nostra incapacità di esporci noi, in prima persona, per difendere i nostri figli. Spero di aver ben interpretato il pensiero di Scurati, ma il senso del mio dire è intorno alla responsabilità, di cui tu hai parlato ieri sera. La responsabilità insita nel pensiero e nelle parole, ed il loro potere demiurgico e mitopoietico. Dobbiamo caricare di responsabilità il nostro pensiero, perchè costruisca un mondo nuovo. Ti ringrazio di nuovo, Roberto Saviano, e spero un giorno di conoscerti fuori da FaceBook, nel mondo del privato.

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